♥ Una Giornata speciale…

♥ Secondo cuoricino di oggi…

aforisma


Una Giornata speciale per una Persona Speciale…
Raffaella!

✩✩✩
Solo chi conosce mia sorella può comprendere cosa io intenda per Persona Speciale: forte, presente, sempre disponibile, quasi sovrumana, e pure fragile, dolce, fondamentalmente schiva, pur nel suo Essere Nel Mondo…
Mi fermo, perché so che, quando leggerà queste poche righe, comunque ne sarà in qualche modo infastidita: ho svelato una nota del suo carattere, una sfumatura di tenerezza che cerca di dissimulare e nascondere…
✩✩✩
So di farle cosa gradita regalandole una lirica di Gabriele D’Annunzio, nato il 12 marzo 1863, 150 anni fa.

Le mani

(di Gabriele D’Annunzio)
Le mani delle donne che incontrammo
una volta, e nel sogno, e ne la vita:
oh quelle mani, Anima, quelle dita
che stringemmo una volta, che sfiorammo
con le labbra, e nel sogno, e ne la vita!

Fredde talune, fredde come cose
morte, di gelo (tutto era perduto):
o tiepide, parean come un velluto
che vivesse, parean come le rose:
rose di qual giardino sconosciuto?

Ci lasciaron talune una fragranza
così tenace che per una intera
notte avemmo nel cuore la primavera;
e tanto auliva la soligna stanza
che foresta d’april non più dolce era.

Da altre, cui forse ardeva il fuoco estremo
d’uno spirto (ove sei, piccola mano,
intangibile ormai, che troppo piano
strinsi? ), venne il rammarico supremo:
– Tu che m’avesti amato, e non in vano! –

Da altre venne il desìo, quel violento
Fulmineo desio che ci percote
come una sferza; e immaginammo ignote
lussurie in un’alcova, un morir lento:
– per quella bocca aver le vene vuote! –

Altre (o le stesse) furono omicide:
meravigliose nel tramar l’inganno.
Tutti gli odor d’Arabia non potranno
Addolcirle. – Bellissime e infide,
quanti per voi baciare periranno! –

Altre (o le stesse), mani alabastrine
ma più possenti di qualunque spira,
ci diedero un furor geloso, un’ira
folle; e pensammo di mozzarle al fine.
(Nel sogno sta la mutilata, e attira.

Nel sogno immobilmente eretta vive
l’atroce donna dalle mani mozze.
E innanzi a lei rosseggiano due pozze
di sangue, e le mani entro ancora vive
sonvi, neppure d’una stilla sozze).

Ma ben, pari a le mani di Maria,
altre furono come le ostie sante.
Brillò su l’anulare il diamante
né gesti gravi della liturgia?
E non mai tra i capelli d’un amante.

Altre, quasi virili, che stringemmo
forte e a lungo, da noi ogni paura
fugarono, ogni passione oscura;
e anelammo a la Gloria, e in noi vedemmo
illuminarsi l’opera futura.

Altre ancora ci diedero un profondo
brivido, quello che non ha l’uguale.
Noi sentimmo, così, che ne la frale
palma chiuder potevano esse un mondo
immenso, e tutto il Bene e tutto il Male:

Anima, e tutto il Bene e tutto il Male.





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