Auguri, Papà ❤

La stella di oggi è per…
mio Padre

mio Padre
Sono trascorsi tanti anni, e mi manchi. Tanto.



Camillo Sbarbaro, Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
E poi la scala di legno tolta in spalla,
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’ era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore da fanciullo t’amerei.


hrline

Camillo Sbarbaro, Padre che muori tutti i giorni un poco

Padre che muori tutti i giorni un poco,
e ti scema la mente e più non vedi
con allargati occhi che i tuoi figli
e di te non t’accorgi e non rimpiangi-
se penso la fortezza con la quale
hai vissuto; il disprezzo c’hai portato
a tutto ciò che è piccolo e meschino;
sotto la rude scorza
il tuo candido cuore di fanciullo;
il bene c’hai voluto a tua madre,
a tua sorella ingrata, a nostra madre
morta;
tutta la vita tua sacrificata,
e poi ti guardo, così come sei,
io mi torco in silenzio le mie mani.

Contro l’indifferenza della vita
vedo inutile anch’essa la virtù,
e provo forte come non ho mai
il senso della nostra solitudine.

Io voglio confessarmi a tutti, padre,
che ridi se mi vedi e tremi quando
d’una qualche premura ti fo segno,
di quanto fui codardo verso te.

Benché il rimorso mi si alleggerisca,
che più giusto sarebbe mi pesasse
sul cuore, inconfessato….
Io giovinetto imberbe, ti guardai,
con ira padre, per la tua vecchiezza…
Stizza contro te vecchio mi prendeva…

Padre che ci hai tenuto sui ginocchi
nella stanza che s’oscurava, in faccia
alla finestra, e contavamo i lumi
di cui si punteggiava la collina,
facendo a gara a chi vedeva primo –
perdono non ti chiedo con le lacrime
che mi sarebbe troppo dolce piangere,
ma con quelle più amare te lo chiedo
che non vogliono uscire dai miei occhi.

Una cosa soltanto mi conforta
di poterti guardare con occhi asciutti:
il ricordo che piccolo,al pensiero
che come gli altri uomini dovevi
morir pure tu, il nostro padre,
solo e zitto nel mio letto la notte
io di sbigottimento lacrimavo.
Di quello che i miei occhi ora non piangono
quell’infantile pianto mi consola,
padre, perché mi par d’aver lasciato
tutta la fanciullezza in quelle lacrime.

Nella versione del 1914 la poesia terminava con la seguente strofa, che poi l’autore ha preferito cancellare:
Se potessi promettere qualcosa
se potessi fidarmi di me stesso
se di me non avessi anzi paura,
padre, una cosa ti prometterei:
di viver fortemente come te
sacrificato agli altri come te
e negandomi tutto come te,
povero padre, per la fiera gioia
di finir tristemente come te.
(da Pianissimo, 1914 ~ l’edizione qui riportata, invece, è del 1954, e presenta, rispetto alla prima, importanti cambiamenti)

Roberto Vecchioni, L’uomo che si gioca il cielo a dadi

Roberto Vecchioni, L’uomo che si gioca il cielo a dadi

Chi guarda dalla strada
non ci crederebbe mai
io vado a letto adesso
e tu sei in piedi dalle sei
tu stai pescando e io
stanotte ho amato chissà chi
ho la camicia fuori e sono qui

Ti leggo dentro agli occhi
“Figlio mio come ti va?”
E come vuoi che vada
come sempre, siamo qua
ti vedo così poco
ma soltanto tu sei tu
con quelli là non ce la faccio più

Papà, lasciamo tutti e andiamo via

Papà, lasciamo tutto e andiamo via

Tu li hai giocati tutti
senza avere in mano i re
pieno e cavalli o niente
tutto il resto che cos’è?
Ti sei giocato donne
che impazzivano per te
eppure un giorno hai pianto in un Caffè

Ci sono stati giorni
da piantare tutto lì
eppure li hai giocati
sorridendomi così
per te l’estate non comincia
non finisce mai
è vivere la vita come fai

Papà, lasciamo tutti e andiamo via

Papà, lasciamo tutto e andiamo via

E quando verrà l’ora
di partire vecchio mio
scommetto che ti giochi
il cielo a dadi anche con Dio
e accetterà lo giuro
perchè in cielo, dove sta
se non ti rassomiglia che ci fa?

hrline






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