Lucio Dalla

Lucio Dalla


Penso che Roberto Roversi sia stato il più grande poeta di Bologna. Amico di Pier Paolo Pasolini, se ne ricordano i poemi d’impegno civile, il suo Amore per il mestiere di libraio, la collaborazione artistica con Lucio Dalla.
La canzone che ho scelto per ricordare un anno senza Lucio Dalla (morto il giorno 1 marzo 2012) è
Tu parlavi una lingua meravigliosa , e racconta l’incontro improvviso (in una piccola stazione) tra un uomo e la donna amata molti anni prima. Lei non si accorge della sua presenza, lui vorrebbe «chiamarla e dirle: le volpi con le code incendiate non parlano ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore». Ma non trova il coraggio e, tra i tumulti del cuore, «il treno arriva, si ferma, la mia ombra sale, parte, scompare / io ti vedo giovane ancora, come in un sogno dileguare».

Lucio Dalla, Tu parlavi una lingua meravigliosa (1975), in «Anidride solforosa»

Tu Parlavi Una Lingua Meravigliosa (testo di Roberto Roversi, musica di Lucio Dalla)
I sassi della stazione sono di ruggine nera
sto sotto la pensilina dove sventola adagio una bandiera.
In un campo una donna si china su due agnelli appena nati
striscia al vento nudo sopra il fuoco…il fuoco violento dei prati.
Un uccello, isolato, raccoglie sopra un vagone abbandonato
il cielo grande d’ottobre e gli strappa il fianco bianco e gelato,
intorno, dopo la notte, ci sono tronchi sporchi di mosto
e mille macchine in fila laggiù in un deposito nascosto.
Apro il giornale e provo a leggere per nascondermi un poco
mentre lei parla ad un uomo ed io riconosco il suo suono un poco roco.
Chiudo il giornale, la guardo, lei è voltata e non mi vede,
i capelli sono biondi e sono tinti; dunque lei alla vita non cede.
Vuoi guardarmi?
Occhio della mente, occhio della memoria
una donna è vecchia quando non ha più giovinezza
e ascolto la marea del cuore perchè siamo vicini.
L’ho ritrovata per caso ma non è più una ragazza.
Vorrei chiamarla e dirle
le volpi con le code incendiate non parlano ma gridano pazze
fra gli alberi per il dolore.
Sediamoci per terra oppure là sopra panchine imbiancate,
sediamoci sopra un letto di foglie secche ed ascoltiamo il nostro cuore.
Ci siamo scordati e perduti
ti ritrovo adesso all’improvviso dentro una piccola stazione
in un giorno grigio d’ottobre
tu non mi guardi neppure io solo ho l’inferno nel cuore
perchè la vita è una goccia che scava la pietra del viso.
E ogni mattina, ogni sera io parto e ritorno da solo
come il ragazzo che ero.
Non posso più bruciare in un volo
il treno arriva, si ferma
la mia ombra sale parte scompare
io ti vedo giovane ancora
come in un sogno dileguare.





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