E ti racconto… (25 gennaio)

E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami.

una citazione da Tiziano Terzani

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Ricordo quando, tanti tanti tanti anni fa, “nell’altra vita„, un giorno (credo fosse un venerdì), al termine delle lezioni, presi il treno e venni giù, a casa tua, a trovare te e mamma e papà e la sorellina. Ti portai un modello di Ferrari da montare, tu avevi 4 o 5 anni, ed ero consapevole che l’impresa cui ti chiamavo fosse in qualche modo difficoltosa; eppure tu, piano piano, riuscisti nel montaggio, e mi convinsi che il futuro per te sarebbe stato di studi, di soddisfazioni. Eri bello, intelligente, buono; sei stato il mio primo nipotino, e ti ho voluto subito bene.
Con gli anni, crescendo, ho avuto le mie soddisfazioni; ricordo quando parlavamo della tua scelta di intraprendere il Liceo, delle tue prime versioni dal latino. E quando scendevo giù, dopo essermi sposata, era una gioia parlare con te, ormai universitario, di politica. Eravamo in sintonia, mi spedivi mail spassose, ma sempre di un’ironia elegante ed intelligente.
Poi…

Ricorderò per sempre cosa stavo facendo nel momento in cui mio marito ha cominciato a dirmi, con molta cautela, che non ti eri sentito bene. Dicono che ci si ricordi solo per eventi eccezionali. Ero nella biblioteca della scuola in cui insegnavo, con una collega. “Non si è sentito bene… Ma la situazione è sotto controllo… anche se… ma vedrai che si ristabilirà…”

Non mi sono abituata facilmente. Il dolore è stato lancinante e sordo e rabbioso per anni. Perché? Perché? Ero riuscita a trovare in internet un forum di tifosi del Napoli e rileggevo quel che tu avevi postato, solo qualche mese prima, l’augurio di un ragazzo di 20 anni che desiderava che la sua squadra del cuore vincesse. E guardavo la tua foto sul pianoforte, sorridente, e ricordavo il tuo abbraccio quando venivo a trovarti, e mi dicevi “Ciao, zia Vittoria…”, e cominciavamo a parlare come a continuare un discorso interrotto due minuti prima, non avvertendo i chilometri che ci avevano separato fino a cinque minuti prima.

Ti ho raccontato. Ti ho raccontato, in questi anni, ai miei alunni. E raccontavo di un ragazzo gentile, stroncato da un cuore grande, raccontavo di un ragazzo studioso, iscritto a Giurisprudenza, orgoglio di mamma papà sorella zie e zii e di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerti. E ho raccontato di come la sera, prima di andare a letto, guardo te che mi sorridi dal pianoforte e ti saluto.

Sto imparando a parlarti, in silenzio. Non è semplice; ogni tanto mi incavolo. Perché proprio te? «Muor giovane colui ch’al cielo è caro.» (Menandro) Così dicono… Facile a dirsi… E gli anni passano…

Ti racconto. E’ il mio modo per farti conoscere i miei alunni. Mi sarebbe piaciuto fossi venuto a scuola a trovarmi, avrei voluto vederti sposato, cullare i tuoi figli, ma così non è stato.
Nella scuola in cui da quest’anno insegno, la mia Preside ha promosso una raccolta di fondi per l’acquisto di un defibrillatore, e ti ho pensato. E ho pianto, davanti alle mie alunne e ai miei allievi, silenziosi e attenti. E ti ho raccontato, e ho detto loro quanto ti voglio bene.

per Arcangelo

«E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.» (Tiziano Terzani)
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