Mario Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern

01 novembre 1921: ad Asiago nasce Mario Rigoni Stern.

Scrittore italiano, amante delle montagne dell’Altopiano di Asiago, il suo nome resta legato a Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia.
Muore ad Asiago, il 16 giugno 2008. Tra le due date c’è una vita di emozioni, di guerra, di volontà di sopravvivere, di amore per la libertà e per la montagna.

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Mario Rigoni Stern giovane, in divisa

«Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita…» (da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini)

Mario Rigoni Stern nei suoi boschi


Incipit da Stagioni (Estate)
stellaQuando si era ragazzi pareva che con lo sciogliersi della neve fosse già arrivata l’estate e alla sera, dopo aver tanto giocato lungo il torrente con l’acqua del disgelo, ci si coricava stanchi e accaldati. Godendo il fresco delle lenzuola si piombava in un sonno ristoratore che durava dieci ore. Che bel dormire! Senza affanni, senza dolori, senza sogni. Se così è la morte, non è brutto morire. Ma maggio non è ancora estate, e da noi molte volte nemmeno primavera perché una nevicata può imbiancare il verde nuovo dei prati,
Anche le sere di luglio erano accaldate, non solo per il tanto giocare; qualche volta il taglio dell’erba essiccava dal mattino alla sera, il suo profumo restava nell’aria e accompagnava i nostri giochi.
In quelle sere lasciavo aperta la finestra della camera sopra il tetto del portico; entrava l’odore aspro del fieno che fermentava nei fienili e appariva la luna, grande, sul tetto della stalla, da dove sentivo venire il battere degli zoccoli dei cavalli. I pipistrelli entravano e uscivano dalla luce lunare. Era bello guardare il cielo, sentire il profumo dell’estate e pensare a quella bambina con la quale avevi giocato sul prato, saltando i mucchi di fieno allineati nel tramonto del sole che allungava le ombre. Erano davvero belle le sere di luglio.




Incipit da Il sergente nella neve
stellaHo ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò le sue settantadue bombarde.

Il sergente nella neve (inizio dello spettacolo teatrale di Marco Paolini)

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Il sergente nella neve (intero spettacolo teatrale di Marco Paolini
– durata: 2 h 10′)

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Incipit da Tra due guerre
stellaQueste di fine dicembre sono le notti più lunghe anche a passare, e così nel silenzio della casa ascolti gli scatti dei secondi sull’orologio che da soli riempiono lo spazio che ti è attorno. A leggere, dopo averlo fatto per ore con la luce del giorno, gli occhi ti vengono a dolere e così ora presti attenzione anche al tuo corpo: i formicolii ai piedi e alle mani sono forse dovuti ai principi di congelamento di ormai lontani inverni?

Soldati nella neve





da Sentieri sotto la neve
Incipit stellaOrmai il Lager era lontano. Nemmeno più ci pensava, anche se erano passati pochi giorni. Ora stava risalendo le montagne verso il confine; camminava di notte, e di gior­no se ne stava rintanato lungo il fiume come un animale notturno. Nascosto dentro i cespugli, ogni tanto chiude­va gli occhi e si lasciava prendere da un sonno leggero e bastava il frullo di un’ala a risvegliarlo. Per nutrirsi stac­cava dai rami degli alberi del bosco germogli di peccio, fo­glie tenerissime di faggio e di acero appena nate, racco­glieva e portava alla bocca i germogli di mirtillo, di lam­pone e di rosa canina. Masticava lentamente assaporando i diversi gusti che erano pur sempre piú buoni e graditi del­la brodaglia che passava il Terzo Reich.
Explicit stella
Lassù la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mu­lattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pres­si dell’Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa più nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondan­te ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciato­ri. E sotto quella neve vivono i miei ricordi.

Mario Rigoni Stern





da Il sergente nella neve

«Questi i risultati della pace e della libertà: lavorare e costruire per il bene degli uomini, di tutti gli uomini; non uccidere, distruggere e conquistare con la forza delle armi, ma vivere con il lavoro per la fratellanza e l’aiuto reciproco.»


RITRATTI Mario Rigoni Stern (1999, di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini)

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«Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.
A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria flessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle.»

Mario Rigoni Stern





*** “Cavalli otto, uomini quaranta” ~ riguardante lo spettacolo Il sergente, di Marco Paolini (Link esterno a “it.paperblog.com”)




«Un giorno ricevetti una lettera da San Pietroburgo (allora si chiamava Leningrado): di un uomo che, avendo letto il mio libro tradotto in russo, mi scriveva: “so chi mi ha sparato la notte del 26 gennaio. Quando gli Alpini ruppero l’accerchiamento a Nikolajewka. In quella notte ci siamo sparati, ma per fortuna siamo tutti e due vivi”.» (dall’intervista al programma di Rai Tre Che tempo che fa, 2006)

Mario Rigoni Stern






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